Erich Salomon, Friedrich Seidenstücker: Società e vita di strada

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Dopo l’avvio della serie delle mostre dedicate alla fotografia tedesca, iniziata nel 2014, presentiamo altri due fotografi del tempo della Repubblica di Weimar: Erich Salomon (1886-1944) e Friedrich Seidenstücker (1882-1966). Per entrambi, autodidatti, era essenziale la registrazione delle situazioni, la fotografia del momento.

 

Erich Salomon, nato a Berlino, dopo la guerra fondò un’impresa di taxi dove lui stesso guidava il side-car. L’editore Ullstein si accorse di lui attraverso l’annuncio pubblicitario dell’impresa e così ottenne, nel 1925, un posto nel settore della pubblicità. La carriera come fotoreporter iniziò nel 1928 con una serie di foto scattate di nascosto durante un processo per omicidio. Salomon ebbe rapidamente successo, poiché a lui riuscivano foto di situazione in interni – solitamente legate all’“l’idea della lampada al magnesio che sbuffa, che impaurisce, che rilascia fumo bianco” (Salomon 1931) – rinunciando alla lampada o al flash. Usava un’attrezzatura fotografica tenuta spesso nascosta, che dava un’intimità a un mondo non a tutti accessibile e suggeriva allo spettatore l’idea di esserci. Nel 1929, per il suo lavoro, il “Weekly Telegraph” trovò la definizione candid camera e, quando nel 1930 fotografò la seconda conferenza de L’Aia, il primo ministro francese, Aristide Briand, lo chiamò “il re degli indiscreti”. La carriera del fotografo ebreo-tedesco venne interrotta con l’avvento dei nazisti e nel 1943 lui e la sua famiglia vennero deportati. Solo il figlio Otto Erich sopravvisse nell’esilio londinese e dopo la guerra s’impegnò per il riaccorpamento dell’archivio del padre che fu acquistato dal Land di Berlino e oggi si conserva nella Berlinische Galerie, a Berlino.

 

Nato a Unna, in Westfalia, Friedrich Seidenstücker, scattò le prime foto con una macchina da lui stesso costruita. Nel 1927 si concentrò sul lavoro fotografico e le sue prime foto apparvero, già l’anno dopo, su riviste illustrate. La cultura di ogni giorno, l’accadere quotidiano, l’agire e il comportamento degli uomini divennero il motivo pregnante della sua opera. A partire dal 1930 egli fotografò per la rivista dell’editore Ullstein e fino al 1935 pubblicò con notevole successo. Portando con sé una macchina fotografica di piccolo formato, girovagava per le strade di Berlino ed ogni circostanza della quotidianità, per quanto banale, era per lui degna d’essere fotografata. Non tanto il reportage o la serie lo hanno caratterizzato come cronista eccezionale quanto l’addizione di fotogrammi. Il “fotografo del momento”, come amava chiamarsi lui stesso, si trasformò in uno straordinario documentarista della quotidianità berlinese durante la Repubblica di Weimar.

Where

Accademia Tedesca a Villa Massimo

Curated by

Ute Eskildsen

Category
CIRCUITO, XIV edizione