Giovanni Cocco & Caterina Serra: Displacement – New Town No Town

About This Project

 

Non voglio più specchi

per i miei amori.
Se ho chiusi tutti i cancelli

non è per paura
di aprirmi.
Chi ha deciso di lasciare

fuori il presente.
E di fare del passato

questo cimitero.
E di non avere
più niente da volere?

 

Le nuove case le hanno costruite

per tenere dentro
lo spazio.
Non il tempo.

Perse le radici
la vita è sopravvivenza

di tavoli senza ricordi

di mani e voci
a odiarsi
a volersi
indistinti.

 

Ringrazia.
Hanno detto,
una casa è solo una casa.

Potere della semplicità.

Così sono diventati tutti

grati per un dono
che è ricatto.

 

Ti fanno nuova
per ricchi di passaggio,

seduti larghi pesanti

veloci solo a smuovere

il mondo.

Dentro uffici e alberghi,

banche e bar di lusso,

tra mercenari e puttane.

 

Ringrazia.
Niente case
dove alla fine morire.

 

Hanno tutti l’anima bassa.
Fanno fatica, non sanno più dove sono.

I nomi non ricordano,
non c’è un angolo in cui venga voglia

di aspettare qualcuno.

 

Per colpa mia
o perché al mondo adesso

stanno tutti meglio.

Come quegli uccelli
che in gabbia non sai mai

perché cantano.
Mi hai sentita cantare?

 

Ho una pace quando ti sento.

Come una risata.
Anche la notte,
nel buio, quello tuo,

che posso vedere meglio il cielo.

E non mi fai paura.

 

Ne ho abbastanza di

silenzio.
Che fa morti.

 

Che fine ha fatto il desiderio?

 

Quel crinale che chiami memoria

è fatto per i vivi,
quelli che lo sanno come fare
a non morire prima.

 

Lo senti il profumo dei mandorli?

 

A svuotarmi saranno cose

senza storia.

 

Ci sono le vene e le strade

a decidere per noi.
Il corpo è tutto
quello che abbiamo.

 

Allora dimmi dov’è,
dov’è il mio corpo?
Se la mia testa ha perso conoscenza.
Se ho solo freddo,
e non ho più nessuno che mi arrivi fino in fondo, e si svegli con me, e si lasci andare
alla notte, per le strade,
su letti zattere che attraversino
il buio,
lo spazio pubblico
della nostra memoria.

 

Ti faranno solo un giro intorno.

Un senso di benessere
è la felicità
che vogliono.

Venire e andare via
per prendere senza restare
per la paura di odori forti che disegnano

il confine, e fa diversi.
Che è meglio l’uguale.
Che non meraviglia.
E non c’è mai altezza
e non c’è mai caduta.

 

Oggi ho visto correre le rondini.
E mi sono venuti in mente quei bambini

che sparlano la stessa lingua
e volano a vuoto le nuove città.

 

Li ho visti ballare
in docile duello
sospesi, incoscienti.
Forse sono loro che senza ricordo

abiteranno,

con gli occhi in avanti

che dietro non conta.

Spianato il crinale

sapranno cosa fare

senza più sapere.

Curated by

Giovanni Cocco, Caterina Serra

Text by

Caterina Serra

in collaboration with

h films

Category
MACRO, XIV edizione