Graciela Iturbide: Roma

About This Project

 

Nelle inquadrature romane di Graciela Iturbine mi colpisce l’arte di tagliare. L’obiettivo funziona come una forbice, ma ciò che esclude dalla visione dà forza a quanto include. (…) L’immagine è di una porzione, di una parte: l’occhio è una lama affilata. Poi, anche nella porzione ci sono dei vuoti che sono la traccia del resto mancante. (…) Ci sembra di essere ai margini della città che conosciamo. Ma quali margini? Non sono margini topografici: Graciela Iturbine racconta con la qualità silenziosa e sospesa delle sue fotografie la presenza enigmatica che abita, come genius loci tenace, in tutto ciò che in una città antica/moderna è spinto ai margini dello sguardo abituale, gli scarti della visione quotidiana, il dettaglio solitario che ha la voce del tutto. Fotografia, cioè, il tempo che fugge, e che fuggendo ogni tanto si ferma a riposare.

Testo di

Elisabetta Rasy

Category
MACRO, XV edizione