Martin Parr: Tuttaroma

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I turisti a Roma sono graffiti ambulanti. Imbrattano la faccia di una città che vorrebbe essere sublime.
(…) Cosa si potrebbe immaginare di più irriverente dei turisti che abitano Roma? Guardali, con le loro macchine fotografiche e coca cola e mappe e cappelli: tutto fuorché sublime. Ma poi guardali di nuovo. Non sembra che quello cui assistiamo è anch’esso un rito collettivo? Il fast-food sotto il colonnato del Pantheon, non ha qualcosa di sacramentale? Quelle macchine fotografiche alzate sopra la folla, non colgono anch’esse il sublime? Non è concepibile, ancora, come i movimenti di quella folla creino una liturgia degna e efficace, almeno quanto qualunque altro rito del passato? Totalmente assorti nello studio delle loro mappe, i turisti non cercano forse di impossessarsi di un pezzo del sacro suolo? Poi le bighe di plastica, i papi, le madri Teresa, i centurioni e i gladiatori, le lupe e i colossei – non sono tutti ex-voto, questi, ricordi tascabili di grazia ricevuta? Forse la Roma moderna, esattamente come appare in questi riti contemporanei, può ancora collegare il cielo e la terra.

Testo di

Alessandra Mauro

Category
MACRO, XV edizione